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Dream Coach: ex allievi a servizio degli studenti delle scuole superiori

di Raffaella Bianco, MiB 2018

dream coach

 

L’IPE Business School mi ha insegnato tanto, umanamente e professionalmente. Non solo mi ha dato gli strumenti per entrare a piccoli passi nel mondo del lavoro, ma mi ha aiutata molto a comprendere che le conoscenze e le esperienze maturate durante gli anni di studio in ambito economico potessero servire agli altri, nel mio caso ai ragazzi del liceo nel loro percorso di alternanza scuola/lavoro.

Quest’anno la Business School ha lanciato agli Allievi dei Master la proposta di una “banca del tempo”: sarebbero stati presentati in aula diversi progetti di volontariato e ciascuno avrebbe potuto sceglierne uno donando delle ore di impegno. Quando ci è stato presentato il progetto “Impresa in azione” di JA Italia, molti pensieri mi sono venuti in mente: in che modo potrò contribuire a tutto questo? Come posso aiutare dei ragazzi liceali con le mie conoscenze? Non avevo mai aderito ad un progetto di questo tipo, non ne conoscevo l’esistenza, ma qualcosa mi diceva che nessun impegno mi avrebbe impedito di parteciparvi.

Il progetto di JA Italia consiste nel supportare ed accompagnare i ragazzi di terzo e quarto liceo nella creazione di un proprio business. Non si tratta di un’ipotesi di business, uno scenario fittizio, ma di un’idea da poter effettivamente rendere concreta. In breve, “usare il proprio network di conoscenze, le proprie doti e darsi da fare il più possibile per creare qualcosa di unico”. Questo mi ha emozionata e mi ha spronata ad aderire al progetto: volevo anche io essere parte di quella unicità, volevo assumermi questa responsabilità.

Il primo giorno come “Dream Coach” somigliava tanto ad un primo giorno di scuola: la stessa sensazione di spaesamento di quando non sai a cosa vai incontro e non ti senti all’altezza della situazione. Mi è bastato incontrare i ragazzi della IV F dell’Istituto Istruzione Superiore Carlo Levi di Portici per rendermi conto che quello fosse proprio il posto giusto. I ragazzi hanno iniziato con il raccontarmi la loro idea: avevano pensato di mettere in piedi una società di consulenza online e di chiamarla “Think for design”. Durante i nostri incontri erano così felici di chiedermi consigli, così curiosi di imparare qualcosa di nuovo: “Professoressa, vuole guardare com’è bello il nostro sito?” Ed improvvisamente, insieme a sentirmi molto vecchia per il “lei”, mi sono sentita così felice di far parte di quel capolavoro realizzato solo con le loro forze. A maggio si sarebbe dovuta tenere la competizione e i ragazzi hanno voluto che andassi a trovarli e li supportassi. Così quella mattina del 30 maggio sono andata da loro e li ho visti tutti impegnati a ripetere la presentazione del progetto che avrebbero dovuto presentare alla giuria.

Quando sono andata via e li ho salutati, i loro ringraziamenti mi hanno emozionata ed ho avuto la consapevolezza di un grande insegnamento: nessuno nasce all’altezza delle situazioni, ma non bisogna mai spaventarsi di buttarsi a capofitto in qualcosa di nuovo, in qualcosa che aiuti ad uscire dalla famosissima comfort zone e a superare i propri limiti. E ringrazio JA Italia per avermi aiutata ad imparare ad essere guida di un gruppo di ragazzi convinti e consapevoli di voler fare la differenza.