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Artefici del proprio destino?

di Enzo Arborea, Docente di Business Ethics, IPE Business School

artefici

 

Gennaro ha 41 anni. Dopo aver concluso il liceo a Napoli, ha studiato in Bocconi a Milano. Dopo i primi anni di lavoro in una società di consulenza strategica, ha frequentato l’MBA alla Columbia University, proseguendo l’esperienza professionale in finanza, nel mondo degli hedge fund, sempre negli USA. È poi approdato in una primaria società nel settore dei prodotti e dei servizi per i giochi e le scommesse e infine nel settore healthcare. Nel frattempo ha spostato Susan, una ragazza americana, musicoterapista. Dopo 11 anni di matrimonio e 5 figli che godono di ottima salute, Gennaro conduce una vita veramente felice e realizzata. Ettore ha 41 anni. Dopo gli studi in ingegneria aerospaziale è entrato nell’azienda dei suoi sogni dedicandosi a un progetto innovativo nell’ambito aeronautico. Dopo il matrimonio con Carla, hanno vissuto all’estero per alcuni anni. Rientrati in Italia con tre figli e dopo alcuni anni felici, nella vita di Ettore e Carla qualcosa è cambiato a causa di alcune circostanze esterne. Ettore oggi vive un momento di grande difficoltà: le tensioni sul lavoro sono laceranti; il dialogo con Carla è diventato tutto d’un tratto estremamente problematico; uno dei figli ha problemi molto seri legati alla crescita. “Mi sento cadere lungo un baratro e non so dove aggrapparmi”, mi ha confidato l’altro giorno. Ettore e Gennaro hanno ricevuto una formazione analoga e hanno avuto analoghe opportunità nella vita. Entrambi hanno profuso tutte le loro migliori energie per cercare di creare una famiglia felice e per maturare una posizione professionale di successo…ma gli esiti sono ad oggi molto diversi. Nel mondo della formazione sono abituali slogan del tipo: “diventa ciò che sei”, “nella vita raccogli ciò che semini”, “l’unica persona che sei destinato a diventare è la persona che decidi di essere”, “puoi diventare ciò che vuoi”, “io non sono un prodotto della mia situazione; io sono un prodotto delle mie decisioni”. Ma è proprio così? Siamo veramente e pienamente artefici del nostro destino o, a volte, siamo solo vittime del destino? Che cosa ci chiede la vita? Molto dipende dalle nostre scelte, dalle nostre decisioni, ma a volte il bivio di un’intera esistenza si gioca davanti alle porte di una metropolitana che ci si chiudono davanti impendendoci di prendere quel treno. E allora? Vale la pena investire risorse, energie, tempo se poi basta un attimo, o un cambiamento di circostanze esterne, perché tutto vada in fumo? A che cosa ci si può aggrappare quando si ha la sensazione di precipitare in un baratro oscuro? In condizioni ordinarie, insistere sullo sviluppo delle soft-skills è di importanza cruciale per la costruzione di una vita personale, familiare, professionale e sociale “felice”. Ma quando la vita ci mette dinanzi alla durezza di alcune circostanze o davanti a eventi drammatici, abbiamo bisogno di ancoraggi solidi, di hard skills, per dare quella risposta che corrisponde alla profonda identità dell’essere umano. La domanda di senso e la ricerca instancabile della verità sono attitudini robuste che possono offrirci quell’appiglio fermo e sicuro che ci consente di superare quei crepacci insidiosi che la dinamica dell’esistenza prima o poi ci mette davanti e poter essere anche allora artefici del nostro destino.